Pastorale e Universitetit

 DALLA VERITÀ RADICALE ALLA RICERCA

Cari amici della comunità accademica, 

la riflessione che propongo questo mese, prende spunto dal pensiero del Filosofo francese Fabrice Hadjadj, figura interessante del forum intellettuale dei nostri tempi. Le sue idee sono volentieri apprezzate da tutte le grandi correnti ideologiche e religiose, e tuttavia molti lo riconoscono fuori dai cardini del pensiero comune dei nostri intellettuali e decisori.

Hadjadj è figlio di una famiglia ebrea, originaria della Tunisia. Dopo la grave malattia che porta alla morte il padre, egli si converte al cristianesimo. E’ proprio questo che giustifica la sua identità particolare del “Ebreo di nome Arabo e di confessione Cristiana”, chiamato ad intervenire in un momento grave, all'incrocio dei mondi e delle culture. Quello che diceva molti mesi fa, a mio avviso, vale ancora oggi e molto di più. 

In occasione di una conferenza organizzata a Roma qualche giorno dopo i famosi attentati di Charlie Hebdo a Parigi , Hadjadj racconta un breve momento di dialogo con due Capi religiosi venuti a congratularsi con lui alla fine della conferenza. Ecco come lui stesso racconta il fatto: 

“Con il primo abbiamo subito concordato di trascorrere il giorno dopo il primo pasto dello Shabbat insieme; 

Con il secondo, abbiamo iniziato un dialogo. Dopo le formule di cortesia e di delicatezza iniziali, mi sono buttato a capo fitto dicendo:

- la differenza tra Lei ed io è che voi credete che il Corano è divino, e che io sono sicuro che non lo è, poiché la Parola di Dio è Gesù”.

(Com’è possibile parlare con tanta arroganza? Il dialogo non è forse l’ascolto dell’altro e l’accoglienza delle ricchezze della sua cultura…?)

La sorpresa però, fu che il mio interlocutore musulmano non si è assolutamente dato l’occasione di fare il carabiniere dei miei propositi. Tutt'al contrario, con il volto illuminato da un bel sorriso, mi disse:

- Lei ha ragione, il relativismo non è un buon punto di partenza per entrare in dialogo. Occorre non essere relativisti, ma non bisogna essere neanche estremisti. 

- Occorre non essere estremisti, concordavo, ma bisogno essere radicale. Spero per quanto mi riguarda, di essere più radicale dei djihadisti. La mia radicalità è di avere la certezza che il Dio che predico è l’origine della Sua presenza e che è già il cuore del vostro cuore, e Lei è pronto ad ascoltarlo. Basta che questo si faccia senza slogan”. 

Il messaggio di questo scambio sta nel luogo dell’incontro tra i due interlocutori: non bisogna essere relativisti, ma neanche estremisti. Non bisogna essere estremisti, ma occorre essere radicali. Anzi occorre essere ancora più radicali di qualunque estremista. 

La radicalità di ogni fede professa che ogni uomo viene da Dio e a Dio ritorna. Gli estremisti che brandiscono le armi non hanno più questa radicalità nella loro fede, e per questo uccidono. E per questo abbiamo avuto Parigi I e Parigi II. Per questo abbiamo migliaia di morti, vittime del terrorismo in tutto il mondo, soprattutto nei paesi poveri, quelli di cui nessuno parla, quelli per cui nessuno pubblicherà una bandiera sul proprio profilo Facebook, quelli per chi nessuno Stato potente illuminerà il monumento più importante delle sue opere d’arte. 

La critica di Hadjadj riguarda sia il fanatico musulmano che ha perso ogni fondamento della propria religiosità, spingendo l’orgoglio dell’oscurantismo fino all'orrore di togliere la vita all'innocente, sia il cristiano cosiddetto moderato, vuoto di ogni religiosità e di ogni valore fondamentale di una cultura di cui continua tuttavia di raccomandarsi. Chi siamo veramente quando ci dichiariamo musulmani o cristiani? Quale valore religioso portiamo avanti per rivendicare tale identità? 

Di fronte al vuoto della nostra identità, il relativismo e l’estremismo hanno spianato la strada alla violenza, alla guerra vigliacca e alla morte. E l’unica reazione alla violenza è stato odio e chiusura.  

La nostra gioventù si aspetta da noi una testimonianza radicale delle nostre convinzioni, per risvegliare un’eroicità concreta. Se noi siamo incapaci di proporgliela, se noi rinunciamo al nostro compito di portatori di valori radicali, possiamo essere sicuri che due saranno le scelte: o si addormenteranno pacificamente nell'anestesia del divertimento, o allora si consegneranno maldestramente a facili ideologie anche estremisti in cerca di addetti di basso costo.

Questo è un invito fatto a tutti noi, nessuno escluso. 

Un saluto fraterno. 

P. Appolinaire CFIC

UNIZKM